mercoledì 30 agosto 2017

della felineria

un anno fa, sempre in agosto, scrivevo un post che parlava di Merlino, della sua vecchiaia e dei miei timori al riguardo (me lo ha ricordato Facebook, con la sua funzione dei ricordi, elemento utile per valutare il passare del tempo e pure la ciclicità di certe situazioni)

oggi sono alle prese con la vecchiaia di un'altra felina di casa: Birba.

non sta male, non eccessivamente. voglio dire, lei è sempre stata un pochino zoppa e ora la zoppia è leggermente accentuata e con il caldo si è fatta decisamente molto magra e mangia con più lentezza, ma è sveglia, scattante, gioca con i due maschiacci al piano terra, anche se non tantissimo come fino a poco tempo fa...

insomma, fino a qui, niente di sbagliato in una micia che quest'anno ha compiuto 14 anni.

solo che da qualche settimana a questa parte mi combina degli scherzacci che potrebbero costarle anche caro e quindi mi tocca correre ai ripari.

a primavera quando si è trattato di far uscire il micio Mimì da casa per la prima volta, mia madre con l'aiuto di un amico tuttofare, si è assicurata che nessun gatto potesse uscire dal giardino (il giardino è recintato con una rete alta 1 metro e 80, ma qua e là c'erano aperture a misura ed altezza di gatto).

beh, evidentemente gli umani non sono pienamente capaci di prevedere le mosse feline.
Birba, come Oudinì riesce ad uscire dal giardino!

solo che non riesce a rientrare... e quindi aspetta davanti a casa che qualche umano si accorga della sua assenza e le apra la porta principale.

il problema si è posto seriamente quando i miei sono andati per 15 giorni al mare e magari io non ero a casa: abbiamo sempre chiamato qualcuno ad occuparsi dei gatti, ma se questi sfuggono al loro controllo, non è che queste persone siano lì tutto il giorno, passano una volta al giorno e basta. quindi o la gatta si fa vedere e torna in casa... oppure - come è capitato lo scorso fine settimana - resta fuori più di 24, anche 48 ore senza cibo, ma soprattutto senza acqua.

e per una gatta di 14 anni, magra come è Birba, in giornate calde e afose come queste qua, può diventare un serio problema

visto che le fughe si sono ripetute quasi ogni giorno e visto che mia madre non ha la mobilità per stare dietro ad una gatta fuggitiva con queste brutte abitudini... domenica ho preso la grande decisione:
"Birba torna a vivere su da me"

mi dispiace per lei: lei in casa mia si sente prigioniera e non ama le altre 2 gatte, quindi per la micia è uno stress, ma non posso nemmeno permetterle di rischiare così la pelle...

sto cercando di renderle la cosa meno stressante possibile. credo di essere l'unica con una "camera per la gatta", attrezzata di tutto punto: acqua, cibo, sabbietta e comodi posti per dormire (pure un tappetino su cui so che lei ama farsi le unghie e ribaltarlo completamente), in modo che Birba non debba percorrere tutta la casa per raggiungere posti dove ci sono molto forti odori delle altre abitanti della casa.

temevo di peggio, lo ammetto. Birba soffia e non vuole vedere le altre nemmeno alla distanza, Stella continua a tampinarla e a soffiarle contro, miagolando in modo stranissimo per dirle "tu non appartieni a questa casa, vai via!", Penny per fortuna si fa i fatti suoi e se ne frega... ha giusto detto la sua la prima volta che l'ha incontrata, poi basta.

la prima notte ha pianto un po', ma si è calmata presto e si è messa a dormire dentro una bella cuccia calda (con sto caldo non so come faccia, ma non sono una gatta, io)... poi ieri ha fatto un altro pianto estemporaneo, ma già il giorno prima si era dimenticata di farne...

insomma, casa mia non è tutto lo schifo del mondo, ecco... anche se davvero a suo agio non è.

rimane molto nella sua stanza. quando io sono in bagno, lei arriva e "sta con me" tutta felice e fusante, osa avventurarsi in cucina, ma con qualche difficoltà perché lì incontra le altre...
la mia camera da letto e la sala invece non le frequenta proprio... vabbè, metà casa è ok, è già tanto

vorrebbe uscire e ci prova... ma per un bel po' se lo scorda... più avanti vedremo.

ieri è salito Mimì a fare uno dei suoi giretti nella "vecchia casa dove ero da gattino". quando ha visto Birba i due si sono subito sfregati e dati delle belle testatine. Finalmente un amico! sembrava dire Birba!!

insomma... la mia vecchietta mi fa un po' preoccupare, un po' penare (stamattina ho dovuto pulire vomito ovunque, per dire...)... ma vediamo di stare insieme ancora tanto e a lungo, che ci vogliamo bene, anche se non la vediamo alla stessa maniera sui posti dove vivere...

giovedì 24 agosto 2017

Sogni e interpretazioni

Interno (cioè, proprio dentro la mia testa) notte. Sto sognando.

Ancora... è successo di nuovo!
Non è ben chiaro perché, ma l'esame di maturità non è valido, dobbiamo tornare a scuola, rifare l'ultimo anno e ripetere l'esame.
Ma siamo tutti adulti! Ognuno di noi ha la sua vita e ritrovarsi all'interno della nostra vecchia classe, tutti di nuovo insieme, ma adulti, con la testa altrove pensando "che cacchio ci faccio qui, io devo lavorare/badare alla mia famiglia/ho cose da fare fuori da qua!!" è spiazzante per tutti noi.

L'atmosfera è nervosissima, i professori cercano di ammansirci dicendo che non dipende da loro, ma tocca farlo; tutti noi siamo scocciati oltre misura, ci guardiamo attorno, detestiamo il momento, tutte le fatiche fatte da ragazzi che non sono servite a niente e ora doverle ripetere. Ma chi ha la testa per rimettersi a studiare??

E' un sogno ricorrente, fatto tantissime volte, anche se negli ultimi anni non torna (ma non ne sento la mancanza).
Svegliarmi dopo di esso mi ha sempre lasciata un senso di spossatezza, stanca per il nervoso che lascia questo sogno; appiccicato alla coscienza per tutto il giorno, una sensazione di mancato riposo, di nervoso, insoddisfazione...

Perché mi è tornato in mente? Perché ieri lo scrittore Riccardo Gazzaniga ha parlato del suo sogno, anche per lui ricorrente, anche per lui la maturità da rifare.

E così ho scoperto di non essere l'unica a fare questo sogno. E stamattina leggendo i commenti, ho pure trovato l'interpretazione freudiana, che ha un suo senso.

Copio pari pari il commento scritto da Xaris Monni al post di Gazzaniga: "Freud nel suo libro l'Interpretazione dei sogni dedica un paragrafo al sogno del "dover rifare l'esame di maturità". In primo luogo nota che è un sogno di chi l'ha passato, anche brillantemente. Chi non l'ha superato non ha questi incubi. Per farla breve: il nostro inconscio ci fa rivivere nel sogno un ostacolo superato, da superare nuovamente, ogni qualvolta nella vita reale abbiamo un traguardo da raggiungere, o magari un ostacolo nuovo. Nel sogno ripetiamo angosciati: "Ma io l'ho già dato" Il suggerimento dell'inconscio sarebbe questo: Vedi? Hai sognato di non riuscire a fare una cosa che invece avevi fatto. Ce l'avevi fatta allora, ce la rifarai anche ora!! Che Freud avesse o no ragione, a me piace. Bello, no?"

Beh, ora - da buona paranoica - mi sorgono i dubbi: "come mai da anni non lo sogno più? eppure di ostacoli, mamma se ne ho da superare! forse che non mi sento più sicura di superarli nemmeno con l'inconscio?"

In effetti, alcuni ostacoli li ho sentiti così grandi negli ultimi tempi che la paura di non farcela era tangibile e reale.

Direi che forse forse ci sta. Non avrei mai pensato di "desiderare" di riprendere a sognare di rifare la maturità... a sto punto, quasi quasi mi tocca... significherebbe che mi trovo di nuovo davanti ad ostacoli affrontabili, che fanno più paura del dovuto e basta ;-)

martedì 22 agosto 2017

ferie all'orizzonte



devo dire che quest'anno, nonostante il caldaccio impossibile, fino a poco fa ho "retto bene" il fatto di non poter andare in ferie prima di settembre inoltrato... ero stanca, ero affaticata, ma non pensavo alle ferie come al punto di svolta. mi accontentavo di pensare al fine settimana in arrivo e basta...

questo fino a pochi giorni fa... sarà che ora siamo a meno di un mese dalle ferie, sarà che in ufficio da qualche settimana cominciano a mancare le colleghe per il proprio turno di riposo, sarà quel che sarà... io comincio a sentire profumo di ferie...

e comincio a non vedere l'ora che arrivino!!

anche se non faccio veri e propri conti alla rovescia, mi parte il pensiero "stavolta riuscirò a fare qualche camminata? avrò voglia di fare mille acquisti?? avrò energie per togliermi un po' dalla stanza di albergo dopo la piscina???"

insomma, comincio a delinerarne i contorni... ad annusare l'aria sperando di sentirla frizzante e fina come è a 1400 metri e non come è qui nella piatta piattissima pianura, quasi sotto il livello del mare...

vabbè, annusiamo... intanto devono passare almeno 3 settimane... giorno dopo giorno si avvicina!

sabato 19 agosto 2017

elucubrazioni... dell'amicizia e dell'ansia... due cose diverse, ma in qualche modo accomunate

c'è qualcosa di cui vorrei parlare da tempo, ma quando mi vengono "ben formate in testa le parole"... di solito è notte fonda e il concetto è alquanto esteso, quindi non da affrontare con la app del cellulare, che è strapiena di limiti.

vorrei scriverlo mentre sono al pc, come oggi... ma chissà se le idee mi seguiranno disciplinate e brave brave, portando alla memoria tutto il ragionamento che avevo fatto tempo fa.

io ho una pessima abitudine. rimuginare. ormai ho imparato a farlo il meno possibile, ma evidentemente è parte essenziale del mio essere e non riesco ad eliminare questa cosa completamente.

questo ti porta a pensare e ripensare e strapensare lo stesso argomento/pensiero/problema fino allo sfinimento.

ogni tanto torno immancabilmente su episodi del mio passato che in qualche modo vedo come fallimenti e comincio a chiedermi in cosa ho sbagliato, dove potevo fare meglio e via dicendo.

non molti giorni fa pensavo ad amicizie perse in determinati periodi della mia vita, anche perché l'argomento era saltato fuori in un incontro tra amiche e quindi era nuovamente "fresco".

le amicizie vanno e vengono. io so di non essere eccelsa nel coltivarle. ho avuto un passato da solitaria che non è mai andato via completamente dalla mia anima.
ci sono stati momenti della mia vita, anni e anni, non settimane, in cui se pensavo "adesso chiamo qualcuno per fare 4 chiacchiere", non c'era nessuno da chiamare. solo conoscenze, nessuna vera amicizia su cui contare.

non mi piango addosso, non è colpa del mondo, è un processo mio personale che mi ha portato a scegliere la solitudine e piano piano ad uscirne.

ma anche prima di quegli anni, non ho mai avuto amicizie a iosa. sempre poche persone.

sicuramente ora è il momento in cui io sono più aperta ed espansiva, ma... i difetti di gioventù non te li scrolli di dosso in 2 minuti. sono parte di te, puoi combatterli, puoi cercare di cambiare un po' alla volta e mantenere una certa via... ma non riesci a deviare completamente da ciò che sei.

io ad esempio sono una che ... combatte poco.
soprattutto in determinati momenti della mia vita, poi, ho scientemente scelto di non combattere, di non affrontare le persone.
per affrontare le persone e potenzialmente fare una litigata, ci vuole forza mentale e psicologica non indifferente.

 uno di questi episodi di "perdita di amicizie" è capitato più o meno 2 anni fa. e in queste sere pensavo al mio stato d'animo del 2015.
ero "tra color che sono sospesi" quando accaddero fatti tra me e la persona in questione (forse non sono i fatti salienti che hanno portato alla fine dell'amicizia... in verità le cose, la "fine", si è dipanata nell'arco di un paio di anni. le cose non finiscono all'improvviso, ovviamente, ma penso - ritengo, chissà se a ragione - che in quei giorni ci siano stati momenti "clou", ecco). avevo appena finito la radioterapia e ne stavo subendo gli effetti collaterali decisamente poco simpatici all'intestino e non solo.
non sapevo se ero guarita o no, non si capiva, dopo una tac a maggio, fatta 2 mesi dopo la radioterapia, fui "rimandata ad agosto", perché appunto ciò che si vedeva poteva essere tutto e niente...
questo agiva sul mio spirito in modo molto forte. mi sono chiusa in me stessa non poco in quei mesi, limitando alle persone più intime i miei rapporti. per dire, ricordo di non aver aperto la posta elettronica per almeno 3 mesi... da aprile a giugno inoltrato.
a luglio, quando la aprii ormai la capienza dello spazio web era al limite e passai giorni, anche per far scorrere il tempo, a buttare via email, un po' alla volta... pagine e pagine di email mai lette, mai aperte, cose stupide e chi lo sa, forse pure cose importanti... non lo so... non mi interessava. non volevo contatti con il mondo.

insomma, da gennaio a settembre 2015 io ero in una bolla di panico, peraltro pure a ragione, visto che a settembre arrivò la sentenza più brutta: la malattia c'è ancora... ti dobbiamo operare... e - allora non lo sapevo - si apriva davanti a me il futuro che oggi è il mio presente... una realtà che se l'avessi conosciuta a priori, non avrei pensato che avrei potuto affrontare e vivere, forse non a mille, ma quasi come fosse normale.

e in quei momenti lì, davanti alla prospettiva di affrontare una persona per chiarirmi... decisi di non farlo. non ero padrona di me stessa. non ero sicura di sapere o non sapere affrontare un'eventuale discussione (chissà, magari non sarebbe nemmeno avvenuta... ma io non volevo nemmeno considerare l'eventualità. punto), quindi silenzio.

e ciò ha portato la persona a decidere di chiudere i ponti con me.

non è l'unico episodio della mia vita che si è svolto più o meno in questi termini. ce ne sono stati altri. ce ne saranno altri, chissà, non è da escludere.

ma come ho detto prima, sono tornata a pensarci perché se ne è parlato con amiche. e ciò mi ha portato a rivivere un po' l'ansia di quei giorni.

e siccome da 2 o 3 giorni ho "l'ansia da tac" (ai primi di settembre avrò la tac di controllo, quella che sentenzierà "sei ancora sana, ci vediamo tra altri 2 mesi" oppure "bingo, è tornato... si balla di nuovo", eventualità che non voglio nemmeno prendere in considerazione e mi fa agitare da 3 giorni a questa parte)... sono finita per paragonare i due momenti.
imparagonabili. all'epoca me la facevo davvero sotto. ho avuto più paura solo la notte prima dell'intervento, quando temevo di non svegliarmi mai più.

adesso sono in un limbo. può essere e non può essere, ma rispetto ad allora ho più probabilità per la seconda ipotesi rispetto ad allora... eppure avendomi già visitato indesiderato per ben 3 volte, il cancro... non riesco ad essere serena. a pensare solo positivo come tutti cercano di dirmi.

mi impegno a fare di tutto per non pensarci, ma non posso non pensarci.

e così finisce che ogni ragionamento, pure quello su fatti del passato... mi porti lì.

si, forse, anche se con parole differenti, sono riuscita a dire le cose che pensavo qualche notte fa. non so. sentivo il bisogno di scriverle.

venerdì 18 agosto 2017

Ricordi d'infanzia


sono credente, ma non praticante, per niente. soprattutto non ho assolutamente interesse nei santi e nella loro adorazione. è un fatto personale e non sono qui per parlare di questo, ma di altro, anche se legato a ciò.

oggi è Sant'Elena. è parzialmente il mio onomastico, essendo il mio nome composto da 2 ed uno di questi è - appunto Elena.

mai festeggiato davvero. mai avuto particolare interesse.

solo la mia nonna materna se lo ricordava e mi faceva gli auguri ogni volta. non ricordo regali, solo auguri, ma questo potrebbe essere anche un ricordo falsato, perché è passato così tanto tempo.

a me faceva un sacco piacere ricevere questa attenzione, nonostante non mi interessasse per nulla dell'onomastico.
il fatto era che sin da piccola io ho avuto un grandissimo conflitto con il mio nome!

doppio, composto da due nomi separati, ma da considerarsi unico. lungo sempre da scrivere e poi mi veniva sempre scritto sbagliato, in modo cretino e banale, ma niente da fare, io dovevo sbagliarlo ogni volta! e per di più, sbagliavo l'unico nome dei 2 che mi piaceva davvero tanto.

che era proprio Elena... perché Maria è "generico, ce ne sono così tante in giro con Maria di nome o come me in parte del nome...".
aggiungeteci che io ho la erre moscia e quindi il suono Maria mi veniva male all'orecchio...

insomma, Elena per me era bellissimo e il fatto che oggi la nonna mi facesse gli auguri, significava dare un po' più di forza a quella parte di nome rispetto all'altra.

ecco. io stamattina mi sono svegliata pensando che oggi, fino a 30 anni fa, la mia nonna mi faceva gli auguri ed io ero onorata di ciò.

ormai sono 29 anni che non è più con noi. eppure... eppure io almeno una volta al mese, forse anche ben più spesso, la penso e conto gli anni che sto passando senza di lei.

la mia nonna materna è stata un personaggio forte, dispotico, abbastanza autoritario e che faceva un sacco di preferenze tra le persone, tutte cose che a me facevano infuriare.
però, però era la mia migliore amica, la mia confidente, forse la persona che mi dimostrava più affetto di tutte quelle che avevo vicino.

e quando se ne è andata... mi si è spezzato il cuore per la prima vera volta e, forse, unica, nella vita...

ogni giorno manca

martedì 8 agosto 2017

giusto per rimanere sempre sul chi vive...

ieri era giorno di prelievo del sangue e pulizia port: sono ufficialmente "guarita", ma mi rimangono una bella serie di controlli e di impegni che al momento non intendono mollarmi e lasciarmi "libera" di segnare ferie solo se davvero sono in ferie... no, ieri giorno di ferie trascorso in ospedale al Day Hospital di Oncologia di Lugo... vabbè, basta che vada tutto bene, no?

ecco... quasi tutto bene.

l'infermiera mi preleva la fialetta di sangue (doveva essere una sola, lei per sicurezza ne fa due... tutti appassionati del mio sangue eh!!!), mi manda a fare colazione e mi dice "affacciati dopo, che parliamo della pulizia del port".

bene, vado a fare l'agognata colazione: per la prima volta - con questo caldo - dopo tanti giorni ho davvero fame e addento con gusto la mia brioche salata, vera chicca del bar dell'ospedale di Lugo; l'ho già adocchiata dal primo giorno ed è per me un must.

torno, mi faccio vedere dalle infermiere (hey, sono tornata!) e mi siedo in sala d'aspetto. il cellulare è praticamente al 40% di batteria... tutto andato in nulla... caldo e basta... vabbè, tanto, mica devo stare qui ore e ore, no?

arriva la "mia infermiera" e mi dice "sai, oggi sei davvero pallida, prima di fare la pulizia del port, preferisco aspettare i risultati dell'emocromo"
e io tranquilla - tanto sta cosa "ti vedo pallida" è il ritornello di tutte le infermiere (di Lugo e di Ravenna, ma pure a suo tempo ad Ancona... insomma io SONO PALLIDA) e finora nessuno aveva avuto mai ragione... - e dico "si ok, tanto c'è l'aria condizionata, ma vedrai che non è niente".

intanto il cellulare si avvia verso la "morte della batteria" e io non ho niente da fare. non ho portato caricabatterie, né power bank... pazienza...

mi chiama l'oncologa. e io bella benpensante mi immagino un "mi vorrà salutare".
no! emoglobina a 8 "cara meg, ti facciamo una bella trasfusione"

la mia faccia è stata identica all'emoticon stupita... una grande O con la bocca e due occhi piccoli piccoli... ma davvero?
ma tutta la stanchezza che ho addosso è colpa del caldo, no? no????

ferro bassissimo, emoglobina scarsa... regali degli effetti di lungo periodo della radioterapia.

ok, aspettiamo il sangue da ricevere...

il cellulare mi concede giusto di avvisare casa che resterò qui, poi muore in attesa di una ricarica.

io mi accascio in poltrona in sala d'aspetto e... aspetto e aspetto e aspetto.

a mezzogiorno e 20 finalmente mi "attaccano" ai vari tubi e arriva il sangue. un'ora di trasfusione che in effetti mi fa sentire decisamente più attiva, anche se la noia di tutte quelle ore a non far niente... sono difficili da togliere di dosso.

alle 2 e mezza sono a casa. con una sacca di sangue nuovo in vena.

non so quanto sangue ho ricevuto in questi 3 anni abbondanti. tanto, dalle 2 sacche del lontano febbraio 2014, a non so quante durante le operazioni e il ricovero a Milano... a quella di ieri.

signori là fuori, anonimi benefattori, grazie per donare il sangue! per me siete fonte di vita... io purtroppo non posso, con le patologie che ho...

io intanto proseguo la mia vita... sperando che comunque il futuro mi riservi sempre meno sorprese di questo tipo e solo notizie positive... dai!

lunedì 31 luglio 2017

ricamo terapeutico

ognuno di noi, penso (spero), ha la propria valvola di sfogo, quell'attività che pratica per schiarirsi le idee, per rilassarsi, per ... per quel che ci pare e ci serve...

gli hobby servono a questo, no?

c'è chi corre, c'è chi fa yoga, c'è chi legge, c'è chi si dà alla falegnameria... ce n'è per ogni gusto, ovviamente.

le mie due grandissime valvole di sfogo sono la lettura ed il ricamo. ed ognuna di esse, mi rendo sempre più conto, ha la sua ragione di essere.

e me ne rendo conto quando per infinite ragioni una di esse viene a mancare.

per dire... tra fine maggio e inizio giugno, vuoi per il caldo, vuoi per una miriade di pensieri che scazzottavano nel mio cervello, ho mollato il ricamo. non mi andava più. non mi ci concentravo, non mi dava serenità, non "serviva al suo scopo" che è quello di rilassarmi e infondere positività ai miei pensieri.

e la "crisi da ricamo" è durata fino a più o meno una settimana fa.

il caldo continua, ma per fortuna il ricamo è tornato. perché? perché mi sono resa conto che più "non ricamavo", più certi tipi di pensieri si affacciavano nella mia mente. pensieri neri, vischiosi, cupi, negativi, di quelli che ti trascinano in un angolo e ti fanno sentire fin troppo (e fin troppo a torto) Calimero, piccolo, brutto e nero e inviso da tutti.

due fine settimana fa, in piena crisi antiricamo e preda della fiacca da caldo insopportabile, stesa nel letto a cercare di riprendermi, hanno cominciato ad assalirmi pensieri foschi e dubbi di vario tipo che culminavano più o meno in un "devi fartene una ragione, il mondo va così, tu sei così: se ti è sembrato che fosse diverso, non è vero, alla fine fa schifo tutto e pure tu non uscirai mai dal buco dove ti trovi. restaci e impara a viverci, che è meglio"
sono quei momenti in cui ti senti divisa in più parti che fanno "a botte" tra di loro: un pezzo di te si accanisce svilendoti, una particina invece cerca di urlare "non è giustoooo", un'altra ancora più piccina salta e batte i piedi dicendo che non è vero niente, che il mondo non è così nero, che sono pensieri sbagliati e bisogna smetterla di farli... ma con una voce così flebile da fare vagamente eco sotto i pensieri neri della parte più forte del momento.

rispetto a momenti del passato, devo ammettere di aver gestito un po' meglio del solito la mia piccola crisi di umore. sono riuscita a non caderci dentro con i piedi e tutto, come si suol dire, a lavorarci piano piano e a fare piccoli passi verso la positività che sono serviti per interrompere il flusso di nero che mi stava avvolgendo.

fatti i piccoli passi, chissà come mai, mi è anche tornata la voglia di ricamare. poca, pochissima... il primo giorno ho fatto al massimo una gugliata di crocette.
però era un'inversione di tendenza... il giorno dopo un po' di più e il fine settimana successivo, quello appena trascorso, mi sono trovata finalmente "dentro le crocette" nel modo giusto.

non significa ricamare tantissimo, ore ed ore, no. significa trarne il giusto beneficio.

sabato pomeriggio mi sono seduta su una sdraio nel cortile del bed and breakfast in cui mi trovavo, ho tirato fuori il mio ricamo e ho iniziato un'alternanza di un sorso di the verde e un po' di crocette che sarà durata un'oretta e avrà prodotto pochissimo in termini di lavoro ma sono uscita da quell'oretta estremamente rilassata.

ieri pomeriggio e in serata ho continuato a ricamare con la televisione e il ventilatore accesi. ogni tanto mi interrompevo per innaffiare le piante o per fare questo e quell'altro lavoretto, ma tornavo sempre al ricamo, con il desiderio di applicarmici e di vederlo crescere.

e a fine giornata la realizzazione che i pensieri vischiosi di 8 giorni prima erano spariti completamente. inghiottiti dai piccoli gesti positivi. il più grande dei quali è proprio il ricamo. almeno per me!